giovedì, 24 novembre 2011
Abbeverarsi alle "fonti"
Prendendo spunto da un’espressione di padre Ottavio, se dovessi buttar via tutto l’incontro di ieri e tenere solo qualche frase, allora terrei queste:
“Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primi”
“Volersi bene significa avere su se stessi lo sguardo compassionevole di Dio”

Eppure queste frasi non appartengono alla I Lettera di Giovanni, che era il centro del nostro incontro, ma ne sono una diretta conseguenza, l’attualizzazione delle parole di un passato lontano ma che riecheggiano in noi, i discepoli di oggi.
“Dio è luce e in lui non ci sono tenebre. Se diciamo che siamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità”.
Ecco che allora le tenebre di cui ci parla Giovanni prendono una connotazione umana, non basta identificarle col peccato o il male, ma riconoscerle nella nostra quotidianità, tra le righe della storia personale. Dove sono queste tenebre? Questa la domanda sorta in molti di noi dal mettersi in discussione, per giungere poi alla conclusione che esse rappresentano le nostre divisioni, l’odio che spesso nutriamo verso gli altri e verso noi stessi, l’invidia, il pensare che ciò che hanno gli altri l’abbiano tolto a noi, l’autocommiserazione che ci porta a farci vittime si un amore non ricevuto.
Eppure Lui ha trovato il modo più grande per dimostrare di amarci, lì sulla croce, gridando al cielo queste parole: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. L’amore del coltivatore che miete anche dove non ha seminato, che anche davanti ad un solo talento, ci chiede solo quello che abbiamo, senza una lista delle mancanze. Ma forse tutto quest’amore ci spaventa; allora la paura non fa che crescere e soffocare la speranza, la fede, la carità, l’amore. Da qui il nostro peccato, le nostre tenebre e anche l’odio verso noi stessi per ciò che non siamo capaci di essere.
Due frasi quindi come punto d’inizio di una riflessione su noi stessi, perché riconoscendo il Suo amore possiamo amare noi stessi e anche gli altri. In fondo il suo comandamento era questo “ama il prossimo tuo come te stesso” e “amatevi gli uni gli altri come io ha amato voi”.
Resta solo da chiedersi come imparare a fare tutto questo, superando i nostri limiti? Come tante volte c’ha ripetuto padre Ottavio, non è un cammino facile da seguire, ma “la porta stretta”, che richiede perseveranza e una buone dose di contemplazione e preghiera. Una ricetta di alta difficoltà, che richiede l’impegno dello chef e la collaborazione e il supporto del team! E forse
a noi fucini è richiesto proprio questo!
Marianna
21:01 Scritto da: romasapienza in 2 - I Nostri Incontri | Link permanente | Commenti (6) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook

Commenti
Ottimo...
Scritto da: Vincenzo | venerdì, 25 novembre 2011
La bellezza e la ricchezza di quello che hai scritto, si condivide sempre negli incontri spirituali! Bel posto, e bella energia! Andiamo avanti così!
Scritto da: Paolo | sabato, 26 novembre 2011
Grazie Rita per aver tradotto in righe tutto quello Spirito che, martedì sera, ha sollecitato i nostri animi e ci ha risvegliato dalle nostre tenebre facendoci scalpitare con una serie di domande impaurite...le mie specialmente...
Perseveranza, Contemplazione e PREGHIERA: rincuora sapere che si riesce a percepire il Suo amore per mezzo di ciò che esprimono queste tre parole!
Scritto da: Donatella | sabato, 26 novembre 2011
Dona, è Marianna, non Rita, diamo a Cesere quel che è di Cesare...
Scritto da: Vincenzo | sabato, 26 novembre 2011
Opa ragazzi scusatemi...e Marianna, scusami anche tu per la svista..non ho letto bene :((
Comunque il mio post vale esattamente lo stesso :)
Scritto da: Donatella | domenica, 27 novembre 2011
dona tranquilla, non importa chi scrive ma quello che viviamo insieme!!!
Scritto da: marianna | martedì, 29 novembre 2011
Scrivi un commento