giovedì, 15 dicembre 2011
Non temere - dal ritiro spirituale di Avvento
E’ stata davvero un’esperienza forte condividere tra noi fucini la giornata di ritiro per l’Avvento, lo scorso sabato 3 dicembre 2011. Il monastero camaldolese di sant’Antonio abate, sul colle Aventino, è riuscito ad isolarci dai rumori della capitale pur rimanendo in essa.
La giornata è stata caratterizzata da due momenti di riflessione sulla parola di Dio: al mattino la chiamata dei primi discepoli (Lc 5, 1-11) e durante il pomeriggio la natività (Lc 2, 1-20) inframezzati dal pranzo e dalla recita del santo rosario. Alla lettura dei due passi evangelici è seguito un commento del nostro caro padre Ottavio e poi la nostra riflessione personale, soli tra i bellissimi giardini del monastero.
In questi momenti, sicuramente, il Signore ha parlato ad ognuno di noi.
Personalmente mi ha detto di “NON TEMERE”. Queste due parole sono presenti in tutti e due i testi che abbiamo letto e costituiscono un po’ il filo rosso che lega le due vicende raccontate, così diverse fra loro.
Molto spesso siamo pieni di impegni e problemi da risolvere; lo scoraggiamento ci attanaglia. Tutto sembra confuso, indefinito, lontano. A volte siamo appesantiti dai nostri peccati che non riusciamo a perdonarci. Proprio in questi momenti Gesù ci dice: “non temere”. Egli conosce bene la nostra condizione perché in una lontana notte si è fatto uomo per sentire sulla sua pelle e nel suo cuore tutto quello che anche noi proviamo. Vita, gioia, amicizia, allegria, famiglia, perdono, accoglienza, affetto, sorrisi ma anche lacrime, sudore, sete, angoscia, paura, delusione, morte.
Egli sa che siamo peccatori ma il suo amore e la sua misericordia sono una medicina potente, guarisce sempre se solo lo vogliamo. Ecco perché, nonostante tutto, ci rivolge l’invito a “prendere il largo” perché vuole farci “pescatori di uomini”. Non importa se fino a poco tempo fa ci sentivamo i meno adatti a questo compito, proprio come Pietro. L’unica cosa essenziale è che Lui c’è e si fida di noi: questo ci basta.
Chissà quante volte ci è capitato di provare queste cose e di sentire con chiarezza che sono vere. E’ in questi momenti che tutto diventa nuovamente più leggero, più bello, più chiaro. E noi torniamo alle nostre occupazioni quotidiane con uno spirito diverso, “lodando e glorificando Dio” proprio come i pastori dopo aver visto Gesù bambino nella mangiatoia. E’ un nuovo inizio...
Matteo
03:23 Scritto da: romasapienza in 2 - I Nostri Incontri, 4 - Vita Fucina | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |
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Commenti
Grazie Matteo per questo "riassunto" così intriso di Spirito...rileggendo, per un attimo, sono ritornata al silenzio e alla meditazione di quel monastero, di quel colle, di quel giorno...è stato SPECIALE condividere con voi quella RITROVATA consapevolezza della IMMENSA MISERICORDIA di Dio, Colui che non si lega al dito i nostri sgarbi verso di Lui, ma che, quale PADRE accogliente e premuroso, fa in modo che possano essere il motivo e la spinta per ritornare, con cuore contrito, da Lui...da sempre e per l'eternità!
Questa potrebbe essere la presa di COSCIENZA (dal latino Cum-scire = "sapere insieme") più rasserenante per vivere e godere (del) Natale che viene.
Un augurio di cuore di un Santo Natale a tutti coloro che leggeranno,
Donatella.
Scritto da: Donatella | giovedì, 15 dicembre 2011
Mattè, veramente un bel post...veramente...
Scritto da: Vincenzo | venerdì, 16 dicembre 2011
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